Etichette: perchè non sono utili.

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immagine con doppia via Tu sei o Tu fai

Uno degli errori comunicativi più frequenti, che noto tra gli allenatori, è quello di mettere etichette ai giocatori, non sapendo, però, che poi sarà molto difficile toglierle.

L’atleta è etichettato dall’allenatore, per esempio, con frasi:

“non fai mai niente di giusto” “sei un imbranato”, “sei bravissimo”, “sei un attaccante nato”.

Tutte queste, sia al negativo che al positivo, sono delle etichette che l’allenatore, figura di riferimento per l’atleta che sta formando la sua personalità, gli sta incollando addosso e queste etichette, alla minima conferma ulteriore, gli resteranno incollate a vita.

Quell’atleta, potrà cercare di dimostrare che non è così, ma basterà una sola volta, per far dimenticare tutte le volte che non lo è stato, e avvalorare, ancora di più, la convinzione dell’allenatore.

L’allenatore deve allenarsi a non dare etichette ai propri giocatori, non è facile e soprattutto non bisogna essere ostaggi delle etichette.

È importante valutare l’atleta ogni giorno per quello che da, per il comportamento al momento, non perché lo conosco da qualche anno.

Quindi non etichettare, non marchiare.

Dimenticatevi l’espressione “Tu sei”.

Allenatevi ad usare invece le espressioni:

Tu fai”, oppure,  “Tu ti comporti da”.

Sono frasi che descrivono l’azione, il comportamento e non la persona, contestualizzano l’azione, dico quello che vedo, non esprimo giudizi, non critico.

E questo è fondamentale per un buon rapporto allenatore/atleta.

Trasformiamo la nostra comunicazione in efficace ed efficiente usando, per esempio, frasi come:

“In questa occasione ti sei comportato/a da imbranato/a”;

“Durante l’ultimo allenamento non hai fatto bene quell’esercizio. Che difficoltà incontri?”;

Nell’ultima gara hai avuto un comportamento poco rispettoso nei confronti dei tuoi compagni. Come mai? Cosa è successo?”.

Tutto questo sempre nell’ottica di una comunicazione efficace con l’atleta, di questo stiamo sempre parlando, non dimentichiamocelo.

Sono strumenti per migliorare l’interazione con gli atleti, la nostra incisività comunicativa.

Non è questione di giusto o di sbagliato, ma è una questione di utilità ed efficacia.

Qualcuno potrebbe obiettare: “Allora non dico più niente se devo pesare al bilancino ogni parola!”.

In parte è così anche se, quello che a me preme, è farvi pensare a quali conseguenze andate ad innescare usando un certo linguaggio.

Piano piano con un po’ di allenamento, attenzione e sensibilità la cosa vi verrà automatica.

E se qualche volta, inevitabilmente all’inizio, dovesse scapparvi qualcosa, esserne consapevoli vi porterà a compensare subito con qualche altra espressione più adeguata:

“Cavolo sei proprio un imbranato!” OOPPS!

Modifichiamola subito in:

“In questa circostanza, in questa azione, in questo esercizio, stai facendo di tutto per sembrare imbranato, ma so che non lo sei”.

È solo questione di consapevolezza, attenzione ed empatia.

Le persone non sono i loro comportamenti.

Il lavoro che voi allenatori fate non è un lavoro qualsiasi, soprattutto quando lo fate con i giovani adolescenti.

Durante questa fase l’adolescente forma la propria identità, ovvero il rapporto con sé stesso e con il proprio corpo, la propria visione del mondo, l’autostima, la coscienza delle proprie capacità e potenzialità, dei propri gusti, preferenze e attitudini.

Questo significa che è in questa fase che si formano i presupposti che, se successivamente confermati, diventano IDENTITA’.

In questa fascia di età, quindi le parole anno un peso specifico diverso e, se la persona che le pronuncia è un loro punto di riferimento, ha la loro stima, queste parole marchieranno in modo indelebile la loro identità.

Un essere umano è molto più complesso di qualche etichetta e soprattutto un adolescente che è come il magma incandescente, denso ma fluido, plastico, che in superficie tende a solidificarsi ma sotto continua a ribollire.

Anche questo argomento viene ampiamente trattato nel nostro corso, che teniamo in diretta on line, “ALLENARE GLI ALLENATORI AD ALLENARE” , rivolto ai singoli allenatori e alle Società sportive.

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