LE CORNICI, LA LORO UTILITA’

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cornice con una lampadina

Uno strumento importante da conoscere per un allenatore al fine di avere una comunicazione efficace ed efficiente con i propri atleti, è l’uso delle CORNICI.

Le cornici sono molto utili perché anticipano emotivamente quello che verrà detto dopo, quindi è fondamentale il messaggio che voglio trasmettere perché posso influenzare il pensiero del mio interlocutore.

Qual è il messaggio che voglio trasmettere?

Che cosa voglio che pensi la persona al riguardo?

Il concetto di creare la cornice è importante anche per quanto riguarda il mezzo attraverso il quale presenti il messaggio.

Rappresenta il modo in cui tu presenti l’idea.

Quando parli di un argomento per la prima volta, i commenti che farete all’inizio stabiliscono una cornice che indirizzerà l’attenzione di chi vi ascolta, quindi fate molta attenzione che le prime frasi che dite dichiarino subito il vostro messaggio.

C’è una frase di Owen Fitzpatrick, uno dei maggiori esperti di linguistica a livello mondiale, che dice al riguardo:

“LA GENTE CERCA QUELLO CHE SI ASPETTA DI TROVARE, PERCIÒ FAI IN MODO CHE SI ASPETTI CIO’ CHE VUOI TU”.

In questo articolo analizzeremo quelle che, per voi allenatori, è la più utile e la più pericolosa: “LA CORNICE ASPETTATIVA”

Che cos’è? È una frase che comunica all’interlocutore un’aspettativa che potrà essere utile o non utile.

Noi normalmente quando parliamo usiamo questa cornice anche senza pensarci e con le migliori intenzioni, ma il risultato molte volte non lo è altrettanto.

Per rendervi meglio l’idea di come funziona faccio un esempio:

Normalmente diciamo: “Adesso andremo a fare un esercizio difficile”.

La nostra intenzione è sicuramente quella di far sì che i nostri atleti si concentrino di più, prestino maggior attenzione a quello che devono fare.

Avete osservato i loro volti?

Non dico spaventati, ma in allerta.

Questo perché non abbiamo usato le parole giuste e nel giusto ordine.

Abbiamo mandato un segnale al cervello: è difficile, è qualcosa di sconosciuto, è qualcosa che non conosco, è qualcosa che non so fare.

E si sa che il nostro cervello è pigro e tutto quello che è nuovo per lui è lavoro. Allarme!!!!

Rendiamo la frase utile, come?

“Adesso facciamo un esercizio che richiede un po’ più di concentrazione e di una maggiore attenzione nella sua esecuzione”.

È la stessa cosa di prima, ma abbiamo mandato un segnale diverso al cervello, devo fare qualcosa che so, che conosco, devo solo stare più attento. OK!

All’incontrario se io dico “Adesso facciamo un esercizio facile” il cervello dirà lo conosco, non serve che mi impegni, quindi l’atleta eseguirà quell’esercizio senza la dovuta concentrazione, tanto è facile lo posso fare tranquillamente, so che cosa devo fare.

Anche qui come possiamo renderla utile?

“Ora facciamo un esercizio che già conosciamo, ma con una/alcune varianti”.

È qualcosa che conosco, è qualcosa di noto, è qualcosa che già so fare, ma c’è un qualcosa in più, quindi presto attenzione e mi concentro sulla parte nuova.

Magia, parole giuste nel giusto odine.

Le cornici e molti altri argomenti di cui abbiamo parlato nei vari articoli che abbiamo pubblicato,  fanno parte del  nostro progetto “Allenare gli allenatori ad allenare” .

Contattaci per avere informazioni.

Articolo di Bruno Sbicego e Antonella Brugnoli

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